La pulizia nel periodo di crisi: Costo, oppure Valore assoluto?

schermata-2016-12-10-alle-19-45-12Finalmente un articolo, che spiega per bene i problemi delle pulizie, vi riporto quanto era scritto sul giornale interamente.

Il problema c’è sempre stato, ma la crisi l’ha portato all’attenzione di tutta Europa. La pulizia viene vista dalla committenza sem- pre più come un costo puro e non come quello che realmente è: un valore assoluto.

Il fatto che la pulizia sia un valore aggiunto, e non un puro costo, è per tutte le imprese una certezza, qualcosa che non vale nemmeno la pena di domandarsi, tanto è lampante.

Dall’altra parte molti sembrano pensarla diversamente però, e la realtà dei fatti ci dice che per molti gestori di strutture, molte committenze, e, ahinoi, per gran parte dell’opinione pubblica, i lavori di pulizia e manutenzione degli edifici rappresenta- no ancora, sostanzialmente, un costo vivo.

Un capitolo di spesa da abbattere a tutti i costi, anche a scapito di qualità della vita, dell’immagine, della sicurezza.

E anche a costo di spendere molto, ma molto di più, a conti fatti, di quanto si presume di risparmiare.

Proviamo a pensarla così con qualche esempio: una città più pulita abbassa il livello di microcriminalità, un contesto urbano pulito e salutare attira visitatori dando impulso al commercio e al turismo.

Questi sono tutti aspetti che sono stati largamente dichiarati e dai quali l’intera filiera non può prescindere per guardare al futuro.

E poi pulito chiama pulito, come sporco chiama sporco: è la cosiddetta “broken window theory”, o teoria della finestra rotta, secondo cui se in un quartiere un teppista spacca una finestra, e nessuno la aggiusta, è molto probabile che ben presto qualcun altro faccia lo stesso se non peggio dando così inizio ad una spirale distruttiva.

Allo stesso modo, in un edificio sporco si tende a sporcare ancora di più, senza curarsi troppo di mantenere livelli igienici adeguati.

Anche per questo dicevo che la struttura tende a perdere valore molto rapidamente.

E così la riflessione fatta per i quartieri e le città, che pure sono fatte di edifici, si può applicare alla gestione del singolo edificio: in particolare, gli standard igienici devono corrispondere alle aspettative del luogo, cioè a quello che le persone, gli utenti ma anche chi nel luogo opera e lavora, si aspettano di trovare.

Il pulito va creato e mantenuto, e così facendo si evita di perdere valore, ma creandone.

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Questo vale in tutti i comparti, perché la pulizia è necessaria dappertutto.

Ci sono contesti, come gli ospedali, in cui la pulizia non è solo un valore estetico, e non si tratta semplicemente di dare valore all’edificio.

Si può dire che in ambito sanitario la pulizia rappresenti un complemento alla cura.

Lo scopo di un’azienda sanitaria, in questo senso, non si limita all’attività medica, ma della cura fa parte anche l’igiene degli ambienti, che dovrà essere matenuta ai massimi livelli per prevenire le infezioni nosocomiali, le cross contaminations e tutte quelle problematiche correlate a una cattiva igiene degli ambienti

La Società di Malattie Infettive (Simit) ha calcolato di recente che le infezioni nosocomiali siano tra le 450.000 e le 700.000 all’anno in Italia (una su cento ha esito mortale!), con un prolungamento dei tempi di degenza tra il 7,5 e il 10% e un costo che supera il miliardo di euro/anno.

Gran parte di questi danni, e di questi soldi, potrebbero essere risparmiati semplicemente con una pulizia più accurata degli ambienti di degenza.

Tutto questo in un momento in cui, a dire il vero, lo stato italiano sembra considerare la sanità, e il mondo dei servizi in sanità, come un enorme buco nero da riempire a scapito della qualità, della sicurezza e del vero risparmio.

Se ci spostiamo nelle scuole, ma in generale in tutti quei luoghi in cui per studio, lavoro o altre ragioni si trovano a convivere contemporaneamente molte persone, quante sono le malattie la cui diffusione è provocata o almeno favorita dalla scarsa igiene?

E a quanto ammonta l’assenteismo dei dipendenti dovuto ad esse?

Fonte presa da rivista di settore.

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ZeroBatteri, Uffici Sterili, Zero Allergie, Dipendenti Felici, vuol dire solo una cosa: meno malattie, meno assenze, più produttività.

Alla Prossima my friend.

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