Coronavirus, 374 casi in tutta la Svizzera. In Ticino sono già 67

BELLINZONA / BERNA – È salito a 374 il numero di casi positivi di coronavirus in Svizzera, di cui 312 confermati: lo comunica l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) nel suo bilancio aggiornato.

Ieri alla stessa ora i casi erano 332, vale a dire 42 in meno, fra cui 281 confermati (31 in meno).

La malattia è stata segnalata finora in 20 cantoni: si tratta di Appenzello Esterno, Argovia, Basilea Campagna, Basilea Città, Berna, Friburgo, Ginevra, Giura, Grigioni, Lucerna, Neuchâtel, San Gallo, Soletta, Svitto, Ticino, Turgovia, Vaud, Vallese, Zugo e Zurigo.

Stando ai dati aggiornati dell’UFSP il Ticino è il cantone in assoluto più colpitocon 26 casi confermati e altre 41 in attesa di confermaper un totale di 67.

Nei Grigioni i rispettivi numeri sono 12, 5 e 17.

Sei sono di conseguenza i cantoni non ancora toccati dal contagio: Appenzello Interno, Glarona, Obvaldo, Nidvaldo, Sciaffusa e Uri.

I morti rimangono due: una 74enne deceduta il 5 marzo al Centro ospedaliero universitario (CHUV) di Losanna e un 76enne spirato ieri all’Ospedale cantonale di Liestal (BL).

L’età dei casi positivi, si legge inoltre nel bollettino odierno dell’UFSP, va da 0 a 94 anni.

La mediana si attesta sui 47 anni. Gli uomini costituiscono il 52% del totale e le donne, rispettivamente, il 48%.
Fonte Tio…

Dobbiamo preoccuparci del coronavirus?

Certo che sì, ma… Ma dobbiamo farlo informandoci in modo corretto ed intelligente. E ciascuno deve farlo senza esagerare, mantenendo i piedi piantati per terra a seconda delle proprie competenze.

I primi a doversi preoccupare – e lo stanno facendo – sono le autorità sanitarie dei vari Paesi, a partire, in vero – dopo qualche tentennamento iniziale – da quelle cinesi. A Xi Jinping e compagni il compito di monitorare e circoscrivere il diffondersi del virus che, purtroppo, si manifesta in un periodo particolare. In queste settimane infatti in Cina milioni di persone si spostano per il loro Capodanno. Movimenti di massa che non facilitano di certo il compito dei ‘pompieri’ dell’epidemia chiamati a contenere i vari focolai.

Ma, siccome non è la prima volta che ci troviamo confrontati con allarmi sanitari planetari (Sars, aviaria…), sappiamo già più o meno cosa dobbiamo fare: prima di tutto capire bene di che si tratta, e poi capire – col trascorrere delle settimane e a causa della mobilità accresciuta – se il flagello ha davvero possibilità di arrivare anche da noi. E, comunque, sapere quali sono eventualmente le precauzioni da adottare nei contatti fra le persone. Tutte informazioni che le autorità, da quelle europee a quelle nazionali giù giù sino a quelle cantonali, stanno dando e daranno con maggior intensità se davvero dovesse esserci un qualche rischio di contagio (anche remoto) nel nostro Paese.

Raccomandazioni

Andando a memoria, nelle scorse emergenze – che non sono mai state tali – le raccomandazioni erano sempre le stesse: lavarsi sempre bene le mani, tossire o starnutire lontano dagli altri e possibilmente mettendosi il fazzoletto sulla bocca e sul naso, evitare gli assembramenti, in certi luoghi portare la mascherina.

È soprattutto una questione di responsabilità personale da tutti i punti di vista. Anche nel diffondere o nell’andare a ricercare informazioni. Oggi è facilissimo: basta un clic sul telefonino e la storia vera, ma che non può far testo o quella molto al limite, la si trova sempre. Se poi c’è in giro un nuovo virus e se l’emergenza ha preso avvio in un Paese che controlla a piacimento l’informazione, anche nascondendo massacri di piazza…

Fonte Laregione

Lascia un Commento